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Il decreto del Tribunale di Napoli sulla vicenda De Luca? Un abito su misura!


Fa bene Vincenzo De Luca a complimentarsi con i suoi legali ma ancor di più dovrebbe “ringraziare” il Giudice (Presidente della I sezione civile) che, verosimilmente con poca esperienza di giudizi elettorale, ha ritenuto di poter decidere adottando un provvedimento “inaudita altera parte”, assolutamente inconciliabile con il rito sommario di cognizione, applicabile ai ricorsi in materia elettorale, come previsto dall’art. 22 del D.Lgs. 150/ 2011.

Per intenderci, De Luca o, meglio, i legali di De Luca hanno impugnato il provvedimento di sospensione emesso dal Presidente del Consiglio dei Ministri, depositato un ricorso che prevede un procedimento diverso da quello tipico, previsto per i giudizi elettorali.

E’ stata una svista, un errore? Assolutamente no!

Il procedimento previsto dall’art. 700 c.p.c., infatti, consente al ricorrente di chiedere e, ove sussistenti i presupposti (fumus bonji juris e periculum in mora) , ottenere un provvedimento (decreto) inaudita altera parte.

Al contrario, il rito applicabile ai giudizi elettorale (procedimento sommario di cognizione art. 702 c.p.c.) si distingue dagli altri procedimenti d'urgenza (art.700 cpv) perché non prevede (risulterebbe inconciliabile) provvedimenti anticipatori.

In tal caso, il Giudice fissa, con urgenza, l’udienza di comparizione delle parti e decide, in contraddittorio, con ordinanza.

E’ escamotage, un chiaro espediente per eludere l’impossibilità di ottenere un provvedimento (ante causam) prima del 12 luglio

Giurisprudenza creativa? No, un abito su misura!

 

Pubblicato il 3/7/2015 alle 14.31 nella rubrica Diario.

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