Messina, Vistidalontano, Blog Scurria, Marcello Scurria, politica, enti locali, territorio, finanza locale Messina, Vistidalontano, Blog Scurria, Marcello Scurria, politica, enti locali, territorio, finanza locale marcelloscurria | Il Cannocchiale blog
.
Annunci online

Messina e dintorni
La Costituzione è salva!
post pubblicato in Diario, il 5 dicembre 2016


Il sole è sorto anche stamattina con buona pace del Financial T e di quanti (poteri forti e Cancellerie di tutto il mondo) hanno tifato per il Si alla sostanziale revisione della Costituzione. Il 4 dicembre sarà ricordato. Gli Italiani, in controtendenza con tutte le elezioni che si sono svolte negli ultimi 20 anni, sono tornati alle urne. Già questo è un buon segnale. E’ l’Italia che vince, non i Partiti che hanno già messo il cappello sull’esito referendario. Ieri mattina avevo scritto sulla mia pagina di fb Stamattina che di aver parlato, prima di andare al seggio, con le mie figlie. Ero preoccupato. Ho detto: vado a votare da quasi 40 anni ma quello di oggi penso sia il voto piu' importante della mia vita. Ne sono ancora convinto! Ieri non sono andato a votare un partito. Non sono elettore di Grillo, di Salvini, di Berlusconi o di Bersani. Ho votato, almeno io ma credo in tantissimi, per la Costituzione. Ho votato No perché ritenevo sbagliata la presunta riforma. Quanto a Renzi, penso abbia commesso molti errori. Un po’ di riposo disintossicante non gli farà male. Avrà modo di riflettere. Aveva ispirato fiducia e creato aspettative nel Paese. Ha deluso tanti, arroganza a parte! Se resterà Segretario del Partito avrà tato lavoro da fare. Ricostruire una Comunità di persone che negli ultimi anni si è evaporata. Da qui dovrà ripartire Renzi per vincere la prossima sfida. Unire la sinistra e mettere nel cassetto l’idea del Partito della Nazione. PS Fa bene, come ha detto, a consegnare, sorridendo, la campanella al suo successore a Palazzo Chigi. Lui è stato “sfiduciato” dagli Italiani. Letta, invece, da un giochetto di Palazzo (Napolitano), mentre qualcuno lo assicurava di stare sereno.
La malattia autoimmune (politica) di Genovese e i garantisti a intermittenza.
post pubblicato in Diario, il 26 giugno 2013


Dopo averlo osservato al 'potere' e compreso nei 20 mesi di sindacatura  il perverso sistema clientelare che gli aveva consentito di fare il segretario regionaledel PD ed il 'proprietario' indiscusso del partito messinese, in solitudine, mi sono fatto da parte.

Non mi appassionava continuare a fare politica in un contenitore in cui contavano soltanto i numeri o, meglio, le tessere.

A quel tempo era ancora Sindaco e dopo qualche mese sarebbe diventato deputato.

A Luciano Violante, plenipotenziario di Veltroni incaricato di "seguire” la fusione a freddo dei due partiti in Sicilia (DS e Margherita) dissi: avete appaltato la Sicilia alla Margherita e svenduto la provincia di Messina alla famiglia Genovese.

Ai miei compagni Messinesi ho posto, inascoltato, una condizione: restare con la schiena dritta!

Sono trascorsi sei anni e tanta acqua e' passata sotto i ponti.

Quel sistema di potere, allora allo stato embrionale, e' cresciuto a dismisura sino a diventare un'infallibile macchina elettorale.

Numeri incredibili (primarie Bersani e nonsolo) che hanno fatto impallidire le Regioni rosse e lo stesso Bersani.

Mentre tutti i partiti tradizionali perdevano consensi, quello di Genovese, in controtendenza, aumentava ed aumentava.

I politici locali, uno dopo l'altro, chiudevano le tradizionali segreterie, Genovese, invece, era costretto ad ampliare i locali della già' grande sede di via 1° settembre.

Il meticoloso, quotidiano, instancabile, quasi scientifico,sistema di ricerca del consenso ha prodotto un’organizzazione quasi perfetta.

Una formidabile struttura, apparentemente in ottima forma, che sprizzava salute. Eppure, in questi casi, seppure raramente, si verifica qualcosa che ancora in tanti non riescono a spiegarsi. Il sistema immunitario dell' organismo che ci mantiene in salute, combattendo le infezioni, compie uno sbaglio e si rivolge contro l' organismo stesso.

Si tratta, in genere, della c.d. malattia autoimmune, in questo caso "politica ".

E' quello che è accaduto al gigante elettorale di via 1° settembre.

L'attacco che non è' riuscito agli agenti patogeni esterni (quasi nessuno e comunque innocui per la verità') ad un tratto e senza preavviso, è stato sferrato dai piccoli ma infiniti anticorpi del gigante che, allenati per combattere i virus esterni, impazziscono ed iniziano ad auto-aggredire il gigante. Inizia così una sorta di autodistruzione inarrestabile, senza possibilità' di cura.

Qualcuno dice che c'entra la genetica ma gli studiosi non ne sono ancora sicuri.

È' certo, invece, che oggi, tanti, tantissimi agenti chimici (virus e batteri), senza alcun pudore,si esaltano per la scoperta della grave malattia.

Sono gli stessi agenti che, magari, in questi anni si sono celati nel possente organismo, per alimentarsi, ingrassarsi, comunque consapevoli e ben disposti.

Ora il corpo e' malato ed è' facile infierire.

A costoro ed a tutti quelli che trovano motivo di godimento nelle malattie altrui, garantisti a intermittenza se non a convenienza, ricordo che è soltanto un avviso di garanzia.

Financo Genovese, di cui com'è' noto noncondivido nulla, ha il diritto, sino a prova contraria, di non essere giustiziato in piazza!

Signor Marchica, detto Zecchinetta!
post pubblicato in Diario, il 16 maggio 2013


Chi non ricorda l'attore messinese Tano Cimarosa nel film il giorno della civetta? Interpretava il ruolo del signor Marchica, detto Zecchinetta. Nei paesi, ancora qualche anno fa, tutti avevano un soprannome. Nomignoli stranissimi (spesso si riferivano a problemi fisici: u sciancatu, u mutu, u zoppu etc. etc). Servivano, tra l'altro, a distinguere i molti casi di omonimia. I mafiosi, poi, non erano mafiosi senza un soprannome! Riina era conosciuto come Toto' u curtu, Provenzano, come Binnu u tratturi, Michele Greco meglio conosciuto come ' u Papa'. I soprannomi, poi, da sempre, vengono usati durante attivita' investigative e, persino, nelle sentenze penali. L'uso popolare dei nomignoli, dei soprannomi, per comprensibili ragioni, e' stato adottato anche nel diritto elettorale. Ormai da tempo i candidati, preoccupati di non perdere neppureun voto, dichiarano al momento di accettazione anche il nomignolo, il nikename al tempo di internet. Accanto al loro nome e cognome e' aggiunto il nome con cui viene comunemente chiamato. Ad esempio Letterio, detto Lillo, Rosario, detto Saro! Il presidente del seggio al momento dello spoglio controlla il "detto" ed assegna la preferenza. Diversamente, dovrebbe annullare il voto. Ma fatta la legge, come si dice, trovato l'inganno.
Nel corso degli anni, l'uso del 'detto' e' diventato ossessivo, un modo per 'catturare' voti che andrebbero annullati. In qualche caso un modo, neppure sottile ma certamente furbesco, per controllare il voto. Non si giustificherebbero diversamente alcuni nomignoli che non hanno alcun riscontro nella realtà. Si e' toccato il fondo. Se la campagna elettorale del 2006 e' ricordata per la lunghezza della scheda/lenzuolo, quasi un metro (oltre 40 liste e simboli), quella del 2013 restera' negli annali per la quantità e "peculiarita' "di DETTI.
A scorrere le liste si trova di tutto. La fantasia non ha limiti. Se una candidata e' detta 'Grillo", un candidato, addirittura, e' comunemente chiamato Victor Hugo. Un altro, semplicemente, e' detto Reset! E, poi, altri ancora: detto Fabbiano, detto Scoglio e via soprannominando. In verita', salvo sporadici casi, questi candidati non hanno molta considerazione degli elettori. Soltanto per questo non andrebbero votati. Il voto e' una manifestazione di volonta', una scelta. Se qualche elettore si confonde nell'espressione del voto, storpiandolo, nessun problema! Allo stesso modo se scrive Mimmo invece di Domenico. Se, invece, il detto serve per "approfittare" dell'errore o, peggio, per controllare la libera espressione di voto, siamo proprio messi male, molto male! Non sara' una lavatrice o una scarpa (ricordate Lauro?) ma un Napoleone Bonaparte per sezione, tanto per essere chiari, puo' fruttare almeno 254 voti....
Una riforma possibile. Sindaco per otto anni non rieleggibile.
post pubblicato in Diario, il 13 dicembre 2012


Archiviate le primarie del PD, il Genovese di nascita ha lanciato le sue parlamentarie. Dopo 40 giorni dal voto (tempi biblici) l'A.R.S. ha eletto il suo Presidente, Giovanni Ardizzone. Il Parlamento ha approvato la legge salva comuni. A Messina si discute di welfare, stipendi, tredicesime, dissesto e, secondo copione, dei candidati alla carica di Sindaco. Si tratta, perlopiù, di autocandidature in attesa che i Partiti,vecchi e nuovi, scoprano le loro carte. Si votera' a maggio, dopo una lunghissima campagna elettorale che, di fatto, e' già iniziata. I Messinesi saranno chiamati a scegliere il nuovo Sindaco, il primo, dopo il 94, che non potrà avvantaggiarsi del cosiddetto effetto 'trascinamento' Si votera' con una sola scheda, ma gli elettori, questa volta, dovranno indicare chiaramente il candidato Sindaco. Non basterà votare il proprio candidato al Consiglio comunale o la lista in cu si candida. Il nuovo sistema di voto, apparentemente neutro, può riservare sorprese (vedi caso Barcellona Pozzo di Gotto). La riforma e' stata voluta fortemente dal PD che, a proprie spese, in questi anni ha sperimentato cosa significasse il peso elettorale dei portatori di voti candidati alla carica di Consigliere comunale. Gli elettori votavano per il candidato consigliere e, spessissimo, senza neppure comprenderlo, sceglievano il Sindaco collegato alla lista. Questo ha consentito ai Partiti di eleggere sindaci sconosciuti o, peggio, catapultati dall'alto (penso a Scapagnini e tanti altri). Questa volta la scelta dei candidati fara' la differenza.Le qualità del candidato saranno determinanti. Senza dubbio e' un passo avanti ma l'esperienza maturata negli ultimi 20 anni con l'elezione diretta dei primi cittadini imporrebbe mutamenti incisivi. Occorre abolire il doppio mandato (5+5) elettorale. Nei primi cinque anni, i Sindaci, consapevoli di non aver il tempo di progettare e realizzare interventi di medio e lungo termine, lavorano, inevitabilmente, per essere rieletti (e' quello che accade nel 90% dei casi). L'ultimo lustro, invece, coincide con l'affiorare della stanchezza, la consapevolezza di non poter realizzare cio' che non e'stato progettato nella prima fase. Si tira a campare in attesa di ricevere qualche garanzia per il proprio futuro politico. La tattica prevale sempre sulla strategia. Così non va! Il Sindaco eletto deve poter amministrare per un tempo (otto anni) che potrebbe consentirgli di vedere realizzato il programma che ha sottoposto agli elettori. Un unico mandato e poi stop per un turno. Un colpo mortale al clientelismo e, soprattutto, all'uso, spesso distorto, delle risorse pubbliche. La strategia amministrativa che vince sulla tattica quotidiana. Ecco una riforma che cambierebbe, veramente, l'Istituzione piu' vicina ai Cittadini. Quella, anch'essa sacrosanta, sui costi della politica, garantisce certamente un risparmio per le asfittiche casse pubbliche, non il miglioramento della gestione della Cosa pubblica. Un sindaco per otto anni, non rieleggibile, a proposito di rinnovamento.....

La somma non fa il totale....
post pubblicato in Diario, il 14 novembre 2012


Il testo dell'intervista con il direttore di Messinaoggi.it

Avvocato Scurria lei è stato il consulente dell’ex Sindaco Buzzanca in materia di finanza locale. C’è molta confusione sulla reale situazione finanziaria del Comune di Messina. Sentiamo cifre e numeri discordanti. Può aiutarci a capire?

"Speravo di averlo fatto nel corso di un’intervista video con Ciccio Manzo rilasciata nei primi giorni di ottobre. Ricorda?"

Si, certo! Ma evidentemente non è stato molto chiaro.

"Già allora avevo sostenuto che la situazione, seppure critica, non era drammatica. La crisi di liquidità ha contribuito ad esasperare gli animi. Avevo detto che l’ipotesi dissesto era ormai superata dai fatti. Il Governo Monti avrebbe quanto prima approvato il decreto legge 'salva comuni'. E così è stato".

Quindi niente è perduto?

"Ora c’è la possibilità concreta di uscire dalla situazione di crisi. L’ultimo anno è stato difficilissimo per il verificarsi di diverse concause. Crisi nazionale, crisi regionale e, quindi, tagli consistenti e ritardi nei trasferimenti. Crisi di liquidità per difficoltà ad esigere tributi locali. Sforamento del Patto di stabilità e tutto quello che ha determinato. Ritardi accumulati nell’attuazione della riforma rifiuti e sistema gestione al collasso. Tutte queste concause hanno determinato un cortocircuito. Ma piano piano il Comune, senza catastrofismi,  uscirà dal guado".

Lei che conosce le vicende finanziarie del Comune può essere più chiaro?

"I Messinesi chiedono chiarezza e sono stanchi di sentire numeri che ballano. 
La materia è un po’ astrusa. Mi chiede di tradurre in parole povere questioni tecniche di cui si dovrebbero occupare gli addetti ai lavori. Sono contrario alle semplificazioni giornalistiche. Ma non voglio sottrarmi alla domanda e ci provo. In questi ultimi mesi, a causa delle note difficoltà economiche, il Comune di Messina, come tutti gli enti locali d’altronde, ha vissuto e vive, prima di tutto, una drammatica crisi di liquidità".

Che significa?

"Lo Stato e la Regione, i due maggiori finanziatori degli enti locali, oltre a ridurre drasticamente i cosiddetti 'trasferimenti' annuali in corso d’opera, hanno ritardato l’erogazione delle trimestralità. Questo ha determinato una grave sofferenza. Il Comune non ha potuto pagare o l’ha fatto in ritardo gli stipendi e tutti i fornitori. Nel frattempo, l’altro “finanziatore” del Comune, cioè i Cittadini, a causa della crisi, ha avuto difficoltà a corrispondere i tributi locali. Ecco il perché della crisi di liquidità. La cassa è vuota".

Sulla crisi di liquidità è stato chiaro. Ma torniamo ai conti del Comune? Si sentono cifre discordanti.

"Anch’io ho letto numeri che, oggettivamente, non corrispondono alla reale situazione finanziaria del Comune. Negli ultimi sei mesi, a titolo gratuito, mi sono occupato, quale consulente dell’ex Sindaco, anche delle vicende legate agli aspetti finanziari. Ciò, in coincidenza con i l primo deliberato della Corte dei Conti, sezione consultiva,  che, esaminando il consuntivo 2010, ha sollecitato il Comune di Messina ad adottare misure correttive".

E il Comune cosa ha fatto?

"Quello che prevede la legge, anzi un deliberato della sezione delle autonomie della Corte dei Conti. Ha predisposto ed approvato (il Consiglio comunale in verità) un piano di rientro triennale. Al tempo (2010) i debiti fuori bilancio  e quelli con le partecipate (esclusa l’ATM) ammontavano a circa 44 milioni di euro.
Ma questi debiti sono maturati durante l’Amministrazione Buzzanca?
Assolutamente no. Si trattava di debiti fuori bilancio per circa 23/24 milioni di euro a cui si sommavano quelli con l’ATO, Messinambiente e TirrenoAmbiente. Un totale di 44 milioni. Nel giugno del 2008, come attestato dagli uffici comunali, i debiti fuori bilancio ammontavano ad oltre 80 milioni di euro oltre quelli dell’ATM.
Quindi significa che nel triennio 2008/2010 i debiti sono stati ridotti sensibilmente.
Questa è la verità".

Che fine ha fatto il piano di rientro?
"Il piano di rientro prevedeva la copertura di circa 25 milioni di euro con l’alienazione degli immobili comunali, debitamente rivalutati. Per il resto, quello relativo ai servizi di igiene ambientale, il Comune prevedeva di onorarlo attraverso il fondo di rotazione previsto da una legge regionale. Proprio per ridurre i debiti, tra l’altro, alcuni mutui sono stati devoluti per il pagamento di debiti fuori bilancio già riconosciuti.
Il piano triennale è stato valutato dalla Corte dei Conti?
Ma certo! Nel mese di aprile, se non ricordo male, Il Magistrato istruttore, su richiesta del Sindaco, ha convocato una riunione nel corso della quale sono state approfondite le misure correttive del Comune che ha rispettato quanto previsto dal piano di rientro per il 2012. Nel 2013 e nel 2014 i debiti devono essere coperti mediante la vendita di immobili (cosiddette entrate straordinarie)".

E poi?
"Dopo l’estate, la Corte ha chiesto ulteriori chiarimenti ed ha ampliato l’indagine al 2011. Il Comune ha fornito i chiarimenti richiesti. In particolare, l’Avvocatura ha evidenziato e censito ulteriori situazioni debitorie per circa 20 milioni. Si trattava di possibili debiti non ancora riconosciuti dal Consiglio Comunale per cui occorreva trovare la copertura finanziaria".

Scusi ma questi debiti fuori bilancio spuntano come i funghi?

"La domanda mi consente di chiarire cosa sono i debiti fuori bilancio. Si tratta, in linea di principio, di situazioni per cui l’Ente, in violazione della legge, effettua una spesa (fornitura o servizio) senza preventivamente indicare la copertura finanziaria. Nel nostro caso e mi riferisco al Comune di Messina è molto raro che accada. Accade, invece, che un giudizio civile, iniziato 5 o 10 anni fa, si concluda ed il comune resti soccombente. Occorre risarcire il danno o pagare delle somme. Ecco, questo è il classico debito fuori bilancio che fa 'sballare' i bilanci degli enti locali. Oggi inizia una causa che tra 10 anni, verosimilmente, si traduce in un debito fuori bilancio. In questo caso, a mio parere, la legge dovrebbe prevedere, come è stato per i residui attivi, un fondo di garanzia. Un salvadanaio che, all’occorrenza, possa essere rotto per pagare una spesa non prevista nel bilancio senza intaccare le risorse previste nel bilancio di previsione".

Grazie, penso sia stato molto chiaro. Ma torniamo alla Corte dei Conti.

"La Corte ha preso atto della lievitazione dei debiti (65 milioni) ed ha ulteriormente allargato l’istruttoria.  Nel frattempo il Comune di Messina, in modo arbitrario, è stato inserito tra gli enti che avevano sforato il patto di stabilità nel 2011, con tutte le conseguenze sotto il profilo delle sanzioni economiche e non".

Scusi perché dice arbitrariamente?
"Perché in Sicilia, Regione a statuto speciale, lo Stato pretendeva di applicare comunque la legge che disciplina le regole cui devono attenersi le Regioni a statuto ordinario. Con l’aggravante di farla entrare in vigore dal mese di aprile 2012 con effetto retroattivo. Una porcata che, giustamente, il TAR di Catania ha fermato".

Bene, ma torniamo ai numeri.

"Come lei, ho letto le diverse versioni. I numeri sono quelli forniti dal ragioniere generale che ha la competenza e professionalità per poterli dare. Al 31.12.2011 ammontano a 60 milioni circa. Sommati quelli dell’ATM (20 milioni) si arriva a 85 milioni. Il resto è frutto di errori. Ad esempio, la differenza tra le entrate e le uscite del 2012. Non si tratta di buco perché tra le entrate non è incluso il ruolo tributi 2012 che, a giorni sento dire sarà emesso".

E poi?
"I residui attivi continueranno ad essere mantenuti nel bilancio. Cambia soltanto, e questo per la prima volta, che dovrà essere istituito un fondo di garanzia al fine di evitare spiacevoli sorprese. Cioè l’impossibilità di esigere i crediti ante 2006. Tecnicamente sono crediti di dubbia esigibilità. Vedremo".

Altri debiti?

"Quelli relativi al sistema igiene ambientale (Comune, ATO, Messinambiente e Tirrenoambiente) sono evidentemente errati. Parecchi (circa 26 milioni) sono frutto di duplicazione o, peggio, di triplicazione. Il Comune dovrà pagare solo una volta, non tre!"

Ma allora come si arriva a 240 milioni?

"Francamente non lo so! Penso che la cifra sia la risultante di conteggi errati. Si sommano debiti a non debiti. Senza considerare i crediti del Comune. In questo caso, al contrario parafrasando Totò,  non è la somma che fa il totale!"

Scusi, ma è sicuro?

"Capisco che nella confusione si pone un problema di credibilità delle Istituzioni ma le ripeto, i numeri sono numeri e hanno la testa dura. In questo caso, poi, non sono suscettibili di interpretazione o, peggio, di lievitazione"

Ma allora l’allarme?

"La situazione non è florida ma non siamo alla fine del mondo per usare una sua frase (il titolo dell’intervista video ndr). Lo dico con convinzione, sapendo che tra qualche giorno, grazie alla legge antidissesto, il Comune di Messina potrà uscire dalla situazione di criticità".

Cos’è la legge antidissesto?
"E’ la soluzione dei problemi degli Enti locali in difficoltà. Finalmente lo Stato ha compreso che era inutile far dichiarare il dissesto agli enti locali. Da circa 10 anni lo Stato impediva di poter far fronte ai debiti mediante un mutuo ventennale a totale carico dello Stato. I Comuni e le Province dovevano trovare i soldi vendendo tutto ed aumentando le tasse al massimo. Un tunnel dal quale difficilmente si usciva!"

Cosa prevede la nuova legge?

"E’ cambiata la filosofia. Si interviene prima del dissesto. L’Ente può accedere ad un fondo di rotazione (200 euro per abitante) e contrarre un mutuo per fare fronte alle spese correnti. Questo con un piano di rientro quinquennale o, in alcuni casi, decennale. Una vera e propria manna. Certo il Comune sarà oggetto di vigilanza. Ma questo è giustissimo".

Ma allora perché tutto questo allarmismo e, soprattutto, perché il mostro in prima pagina?

"Dovrebbe chiederlo ad altri. Sul mostro in prima pagina (Buzzanca ndr) ho una mia personale convinzione".

Può dircela?

"Buzzanca ha amministrato nel periodo peggiore della storia della Repubblica sotto il profilo economico e finanziario. E’, comunque, diventato il capro espiatorio della mala amministrazione. In verità nessuno, salvo la stupidaggine che è stata messa in giro dei soldi del mutuo impiegati per gli svincoli, è in condizione di indicare uno, ripeto, un solo provvedimento di sperpero che avrebbe peggiorato la situazione finanziaria del Comune. Ha mantenuto i livelli occupazionali, è stato costretto a ridurre l’efficienza servizi perché ha dovuto fare i conti con tagli statali e regionali senza precedenti. Ha dovuto fare delle scelte a volte impopolari. Tra queste, quelle di penalizzare il sistema di manutenzione ordinaria e straordinaria della Città. In parole povere quello che i Cittadini vedono ogni giorno. Anche se ha tagliato parecchi sprechi e, per la prima volta, ha fatto affluire somme considerevoli nelle casse comunali attraverso l’istituzione dell’ecopass. Tutti ne avevano parlato. Buzzanca l’ha fatto! Senza considerare le tante opere pubbliche che dopo decenni hanno visto la luce o, a breve, saranno completate (porto di tremestieri ndr). Il tempo e, spero, l’onestà intellettuale di chi fa informazione faranno giustizia".

Ma si parla insistentemente di dissesto?

"Oggi, ma solo oggi, sono in molti a dichiararsi contro il dissesto. E’ considerato il male da evitare. Sono d’accordo. L’azione amministrativa di Buzzanca, per la cronaca, ha evitato il dissesto due volte. Nel 2008, quando avrebbe avuto interesse a farlo dichiarare per separare le sue responsabilità da quelli che lo avevo preceduto, tirando a campare per la durata del suo mandato con poche risorse e tanti debiti  con le conseguenze sotto il profilo dell’immagine. Nel 2012, con le azioni di risanamento in parte attuate e comunque prospettate alla Corte dei Conti che hanno consentito di “agganciare”, in extremis, la legge “salva comuni”.

A proposito di responsabilità, la nuova legge prevede l’impossibilità di candidarsi per chi ha causato danni alle casse comunali?

"Si, è così! Ma questo dopo un rigoroso accertamento che dovrà fare la sezione giurisdizionale della Corte dei Conti. Nel nostro caso, il processo di kafkiana memoria è già stato celebrato sulla stampa senza neppure attendere l’avviso di garanzia..."

Per concludere avvocato lei è ottimista?

"Non si tratta di essere ottimisti o pessimisti. Bisogna prendere atto che è finito il tempo delle vacche grasse. I Cittadini, anche quelli che hanno disagi a percepire gli stipendi, devono pagare i tributi locali. Più in generale, occorre ripensare ai servizi pubblici ed alla copertura finanziaria. Si tratta di assumere provvedimenti che dovranno “invertire” anni e anni di sprechi. Non può pagare sempre e comunque “pantalone”. Per fare questo occorre senso di responsabilità e condivisione di un percorso. Con la demagogia ed il populismo non si va da nessuna parte".

Autocritiche?

"Nessuno è esente da errori. Certamente, se l’ultima Amministrazione è oggi additata come il male assoluto ci sarà stato quantomeno un grave difetto di comunicazione. Ma … c’è peggior sordo di chi non vuole sentire…?
 

Vedremo, diremo, faremo. Altrimenti, le faremo sapere.....
post pubblicato in Diario, il 31 dicembre 2011


Qualcuno ha notizie del referendum del PD Siciliano sull’opportunità di sostenere il Governo Lombardo? Si potrà dire: ma cosa stai a pensare con tutti i problemi economici e non che angosciano  la Sicilia,  l’Italia, l’Europa … addirittura l’intero globo. Mi consenta, direbbe il Cavaliere, i principi sono principi e la democrazia interna di un Partito (democratico!?!) non ammette deroghe. Ho postato l’interrogativo su Twitter sperando di ottenere una qualche risposta, un segnale, una data. Ho aspettato qualche giorno, ma niente. Il referendum degli iscritti non interessa a nessuno. La “base”, come si chiamava ai tempi del PCI,  può attendere. E lo Statuto? La Commissione regionale e nazionale di garanzia? La questione, direbbe Camilleri, è complessa e deve essere approfondita. Si, dopo due anni di tira e molla, come direbbe Bossi, non si è ancora trovata la “quadra”. Bianco è diventato rosso dalla rabbia. Promette sconquassi ed annuncia azioni eclatanti (!?!). La Finocchiaro, deputata regionale in prestito al Senato, osserva, riflette ed attende. Una storia tutta Siciliana quella del referendum sospeso in attesa del Lombardo quinquies o sexies (sino al decies c’è ancora tempo per i gazebi). Intanto, come ha scritto un acuto osservatore della politica siciliana: “vedremo, faremo, diremo. Altrimenti, le faremo sapere….”.

Ma così dimostriamo di non essere proprio dei democratici?  Tranquillo iscritto ed elettore! “Controlleremo, valuteremo, peseremo. In ogni caso non ci smentiremo...
Sfoglia novembre        febbraio
calendario
adv