Messina, Vistidalontano, Blog Scurria, Marcello Scurria, politica, enti locali, territorio, finanza locale Messina, Vistidalontano, Blog Scurria, Marcello Scurria, politica, enti locali, territorio, finanza locale marcelloscurria | Il Cannocchiale blog
.
Annunci online

Messina e dintorni
Resoconti semiseri di una sezione dei DS
post pubblicato in Diario, il 19 agosto 2016


Ho avuto un sussulto dopo aver aperto il giornale online tempostretto. Ho rivisto, in primo piano, la foto di una tessera dei DS (Democratici di sinistra), firmata da Piero Fassino, ultimo Segretario nazionale del Partito. Mi sono iscritto al PDS nel 1995 ed ho militato sino a diventarne Segretario della federazione di Messina (anch'io ultimo), poco prima della 'fusione a freddo' con la Margherita (autunno 2007).Rivedere una tessera di quel Partito, non nascondo, mi ha fatto un certo effetto. Avrei tenuto per me le sensazioni se non fosse perché seppure a distanza di tanti anni, il simbolo, è rappresentato in modo distorto. Si insinua che la sezione dei DS all'interno del CAS, circostanza definita strana dall'articolista, abbia in qualche misura condizionato 'la gestione spicciola del CAS' (addirittura, avuto un peso nel Cda e negli uffici). La ricostruzione o, meglio, la semplificazione giornalistica, bislacca e decontestualizzata, non meriterebbe alcuna considerazione. Tuttavia, la pervicacia con cui i 'soliti noti' hanno inteso raccontare il 'malaffare' all'interno del CAS, mi spinge, a vantaggio dell'articolista, che si pone dubbi, a fare chiarezza. I Democratici di Sinistra erano un partito organizzato sul territorio (non nei sottoscala) e la vita interna, democratica, era disciplinata da uno Statuto. Nell'ambito dell'assetto organizzativo dei Democratici, come previsto dall'art. 6 dello Statuto, la rete federale era articolata in tre dimensioni fortemente collegate e coordinate: la dimensione associativa, la dimensione federativa, la dimensione parlamentare e consiliare.Ancora è possibile consultare online lo Statuto dei DS, approvato nel 2000 e verificare che:1) La dimensione associativa del partito, nel territorio e nei luoghi di lavoro e di studio, si costituisce sul libero e plurale associarsi di donne e di uomini ed è la dimensione centrale della presenza dei Democratici di Sinistra nella società.2) La dimensione associativa è fondata sulle Organizzazioni di base che hanno il compito di proporre, animare e organizzare la presenza e l’azione politica del partito nelle comunità locali.Oltre articolazioni territoriali i DS avevano previsto l'adesione anche attraverso le Associazioni tematiche.La sezione 'autostrada', nel tempo divenuta sezione tematica 'trasporti', per quel che ricordo, esisteva ai tempi del PCI, quando associarsi nei luoghi di lavoro, al contrario di oggi, non costituiva stranezza o, peggio, centro di interessi. Dal lavoro di quella sezione, giusto per la cronaca, è stato possibile per il Partito, nel corso degli anni, avanzare proposte e/o evidenziare disfunzioni.Un minimo di memoria storica accompagnata da un po' di curiosità' sul funzionamento di quel Partito, avrebbe consentito all'articolista, abitualmente documentata, di non mettere insieme fatti e misfatti e di non confondere l'esercizio di un diritto con l’uso alterato del potere (stanza dei bottoni??). I DS al CAS non hanno 'gestito' alcunché! Altri, sin dalla costituzione, hanno dato le carte dentro il Consorzio. Se, poi, come si usa oggi, bisogna fare di tutta l'erba un fascio per giustificare qualcosa che non sta in piedi, si abbia almeno l'onesta intelletuale di dirlo. Diventare megafono di tesi precostituite, peraltro alla bisogna, è altra cosa.
PS Per informazioni più dettagliate sulla sezione autostrada/trasporti rivolgersi all'ex segretario cittadino dei DS, Pippo Trimarchi, oggi editore di tempostretto.
Secondo PS
Se poi si rivedono di risultati elettorali dei DS, purtroppo sempre inferiori rispetto alla media regionale e nazionale, si comprende quanto POTERE gestisse il Partito e non solo al CAS. 
Come evitare il dissesto in 4 mosse
post pubblicato in Diario, il 29 giugno 2013



1.     Comunicare immediatamente, anche nelle more della predisposizione della relazione di inizio mandato, al Ministero dell’Interno la volontà di avvalersi della possibilità, entro 90 giorni dall’insediamento, di rimodulare il Piano decennale (oltre alla comunicazione formale chiederei con urgenza un appuntamento alla sottocommissione che cura l’istruttoria);

2.     Inserire nella “Piattaforma per la certificazione dei crediti” tutti i debiti del Comune di Messina, maturati al 31.12.2012, tenendo conto delle modifiche apportate (ampliamento categorie debiti) dalla legge di conversione del D.L. 35/13 (attenzione, non è stata prevista alcuna scadenza e, per le nuove ipotesi di debiti, i Comuni possono fare la richiesta);

3.     Rimodulare il Piano decennale di rientro, includendo tutti i debiti finanziabili con il D.L. 35/13. Ciò è previsto dal medesimo decreto legge convertito e consentirà di “allungare” la restituzione del debito da 10 a 30 anni e, di conseguenza, diminuire sensibilmente la rata annuale di rientro a carico del Comune;

4.     Inserire nella rimodulazione del piano decennale di rientro, in sostituzione della previsione di entrata derivante dal contratto di servizio AMAM (annullata), il consistente indennizzo che dovrà corrispondere al Comune, proprietario degli impianti, il nuovo gestore del servizio di distribuzione del gas (l’attuale convenzione cesserà nel 2015) a seguito di nuovo affidamento con gara.

 

 

PS

A mio parere con il D.L. 35, di fatto e salvo rare eccezioni, è stato superato il cosiddetto salva-comuni.

 

La malattia autoimmune (politica) di Genovese e i garantisti a intermittenza.
post pubblicato in Diario, il 26 giugno 2013


Dopo averlo osservato al 'potere' e compreso nei 20 mesi di sindacatura  il perverso sistema clientelare che gli aveva consentito di fare il segretario regionaledel PD ed il 'proprietario' indiscusso del partito messinese, in solitudine, mi sono fatto da parte.

Non mi appassionava continuare a fare politica in un contenitore in cui contavano soltanto i numeri o, meglio, le tessere.

A quel tempo era ancora Sindaco e dopo qualche mese sarebbe diventato deputato.

A Luciano Violante, plenipotenziario di Veltroni incaricato di "seguire” la fusione a freddo dei due partiti in Sicilia (DS e Margherita) dissi: avete appaltato la Sicilia alla Margherita e svenduto la provincia di Messina alla famiglia Genovese.

Ai miei compagni Messinesi ho posto, inascoltato, una condizione: restare con la schiena dritta!

Sono trascorsi sei anni e tanta acqua e' passata sotto i ponti.

Quel sistema di potere, allora allo stato embrionale, e' cresciuto a dismisura sino a diventare un'infallibile macchina elettorale.

Numeri incredibili (primarie Bersani e nonsolo) che hanno fatto impallidire le Regioni rosse e lo stesso Bersani.

Mentre tutti i partiti tradizionali perdevano consensi, quello di Genovese, in controtendenza, aumentava ed aumentava.

I politici locali, uno dopo l'altro, chiudevano le tradizionali segreterie, Genovese, invece, era costretto ad ampliare i locali della già' grande sede di via 1° settembre.

Il meticoloso, quotidiano, instancabile, quasi scientifico,sistema di ricerca del consenso ha prodotto un’organizzazione quasi perfetta.

Una formidabile struttura, apparentemente in ottima forma, che sprizzava salute. Eppure, in questi casi, seppure raramente, si verifica qualcosa che ancora in tanti non riescono a spiegarsi. Il sistema immunitario dell' organismo che ci mantiene in salute, combattendo le infezioni, compie uno sbaglio e si rivolge contro l' organismo stesso.

Si tratta, in genere, della c.d. malattia autoimmune, in questo caso "politica ".

E' quello che è accaduto al gigante elettorale di via 1° settembre.

L'attacco che non è' riuscito agli agenti patogeni esterni (quasi nessuno e comunque innocui per la verità') ad un tratto e senza preavviso, è stato sferrato dai piccoli ma infiniti anticorpi del gigante che, allenati per combattere i virus esterni, impazziscono ed iniziano ad auto-aggredire il gigante. Inizia così una sorta di autodistruzione inarrestabile, senza possibilità' di cura.

Qualcuno dice che c'entra la genetica ma gli studiosi non ne sono ancora sicuri.

È' certo, invece, che oggi, tanti, tantissimi agenti chimici (virus e batteri), senza alcun pudore,si esaltano per la scoperta della grave malattia.

Sono gli stessi agenti che, magari, in questi anni si sono celati nel possente organismo, per alimentarsi, ingrassarsi, comunque consapevoli e ben disposti.

Ora il corpo e' malato ed è' facile infierire.

A costoro ed a tutti quelli che trovano motivo di godimento nelle malattie altrui, garantisti a intermittenza se non a convenienza, ricordo che è soltanto un avviso di garanzia.

Financo Genovese, di cui com'è' noto noncondivido nulla, ha il diritto, sino a prova contraria, di non essere giustiziato in piazza!

Signor Marchica, detto Zecchinetta!
post pubblicato in Diario, il 16 maggio 2013


Chi non ricorda l'attore messinese Tano Cimarosa nel film il giorno della civetta? Interpretava il ruolo del signor Marchica, detto Zecchinetta. Nei paesi, ancora qualche anno fa, tutti avevano un soprannome. Nomignoli stranissimi (spesso si riferivano a problemi fisici: u sciancatu, u mutu, u zoppu etc. etc). Servivano, tra l'altro, a distinguere i molti casi di omonimia. I mafiosi, poi, non erano mafiosi senza un soprannome! Riina era conosciuto come Toto' u curtu, Provenzano, come Binnu u tratturi, Michele Greco meglio conosciuto come ' u Papa'. I soprannomi, poi, da sempre, vengono usati durante attivita' investigative e, persino, nelle sentenze penali. L'uso popolare dei nomignoli, dei soprannomi, per comprensibili ragioni, e' stato adottato anche nel diritto elettorale. Ormai da tempo i candidati, preoccupati di non perdere neppureun voto, dichiarano al momento di accettazione anche il nomignolo, il nikename al tempo di internet. Accanto al loro nome e cognome e' aggiunto il nome con cui viene comunemente chiamato. Ad esempio Letterio, detto Lillo, Rosario, detto Saro! Il presidente del seggio al momento dello spoglio controlla il "detto" ed assegna la preferenza. Diversamente, dovrebbe annullare il voto. Ma fatta la legge, come si dice, trovato l'inganno.
Nel corso degli anni, l'uso del 'detto' e' diventato ossessivo, un modo per 'catturare' voti che andrebbero annullati. In qualche caso un modo, neppure sottile ma certamente furbesco, per controllare il voto. Non si giustificherebbero diversamente alcuni nomignoli che non hanno alcun riscontro nella realtà. Si e' toccato il fondo. Se la campagna elettorale del 2006 e' ricordata per la lunghezza della scheda/lenzuolo, quasi un metro (oltre 40 liste e simboli), quella del 2013 restera' negli annali per la quantità e "peculiarita' "di DETTI.
A scorrere le liste si trova di tutto. La fantasia non ha limiti. Se una candidata e' detta 'Grillo", un candidato, addirittura, e' comunemente chiamato Victor Hugo. Un altro, semplicemente, e' detto Reset! E, poi, altri ancora: detto Fabbiano, detto Scoglio e via soprannominando. In verita', salvo sporadici casi, questi candidati non hanno molta considerazione degli elettori. Soltanto per questo non andrebbero votati. Il voto e' una manifestazione di volonta', una scelta. Se qualche elettore si confonde nell'espressione del voto, storpiandolo, nessun problema! Allo stesso modo se scrive Mimmo invece di Domenico. Se, invece, il detto serve per "approfittare" dell'errore o, peggio, per controllare la libera espressione di voto, siamo proprio messi male, molto male! Non sara' una lavatrice o una scarpa (ricordate Lauro?) ma un Napoleone Bonaparte per sezione, tanto per essere chiari, puo' fruttare almeno 254 voti....
La ZFU di Messina. Una notizia che non fa notizia...
post pubblicato in Diario, il 17 dicembre 2012


Nella precedente edizione de “Il Domenicale” ho avanzato una proposta di riforma dell'ordinamento degli enti locali siciliano. Un mandato unico di otto anno per i Sindaci ed i Presidenti di Provincia. Ho raccolto molti commenti favorevoli. Vedremo, nei prossimi giorni, se l'interesse manifestato da diversi deputati regionali e Sindaci in carica si tradurrà in un disegno di legge. In ogni caso, anche se i tempi si allungheranno, si potranno raccogliere le firme per depositare un ddl di iniziativa popolare. Questa settimana mi voglio occupare di una buona notizia (good news come dice la Gabanelli). Di questi tempi è molto raro trovarne sulla carta stampata o sui media. Lamentazioni a parte, la tendenza è quella di registrare drammi sociali (sempre più diffusi), difficoltà economiche (sempre più gravi), ansie e paure (sempre più crescenti) e tutto quello che è diretta conseguenza della situazione finanziaria in cui è precipitata l'Italia e non solo. Del teatrino, senza soluzione di continuità, della politica (all'ARS è tutti contro tutti e tutto) desisto (come diceva Totò) dal parlarne. Torniamo alla buona notizia, già cancellata del flusso, a getto continuo, di informazioni. La progettazione della Zona Franca Urbana di Messina è stata ammessa alle procedure di finanziamento regionale. L'iter, iniziato nel 2008, si è concluso, dopo 4 anni, con la pubblicazione di una graduatoria regionale. Messina si è classificata al quinto posto. L'obiettivo e' quello di contrastare il disagio urbano e sociale, accordando un regime di esonero contributivo e fiscale alle piccole imprese che si insediano nella zona franca urbana (50 dipendenti al massimo). In cambio le aziende devono riservare il 30 % dei posti agli abitanti dei quartieri classificati come ZFU. A Gianfranco Scoglio, ispiratore e curatore del progetto, in controtendenza con quello che fanno gli amministratori comunali (solo interventi realizzabili e visibili immediatamente), va riconosciuto il merito di aver visto lontano. I frutti del lavoro, certamente, saranno raccolti da altri (ecco il motivo per cui il Sindaco deve amministrare per un tempo compatibile con la progettazione e realizzazione di medio termine), ma, questo, poco importa. Sarà importante, invece, che i partiti o, meglio i numerosi candidati a sindaco dicano, con chiarezza, nel corso dell'imminente campagna elettorale, come intenderanno approfittare di questo importantissimo strumento progettuale e favorire lo sviluppo economico e sociale di aree urbane caratterizzate da disagio sociale, economico e occupazionale. E' una buona notizia, un segnale positivo in controtendenza. Approfittiamone!

La somma non fa il totale....
post pubblicato in Diario, il 14 novembre 2012


Il testo dell'intervista con il direttore di Messinaoggi.it

Avvocato Scurria lei è stato il consulente dell’ex Sindaco Buzzanca in materia di finanza locale. C’è molta confusione sulla reale situazione finanziaria del Comune di Messina. Sentiamo cifre e numeri discordanti. Può aiutarci a capire?

"Speravo di averlo fatto nel corso di un’intervista video con Ciccio Manzo rilasciata nei primi giorni di ottobre. Ricorda?"

Si, certo! Ma evidentemente non è stato molto chiaro.

"Già allora avevo sostenuto che la situazione, seppure critica, non era drammatica. La crisi di liquidità ha contribuito ad esasperare gli animi. Avevo detto che l’ipotesi dissesto era ormai superata dai fatti. Il Governo Monti avrebbe quanto prima approvato il decreto legge 'salva comuni'. E così è stato".

Quindi niente è perduto?

"Ora c’è la possibilità concreta di uscire dalla situazione di crisi. L’ultimo anno è stato difficilissimo per il verificarsi di diverse concause. Crisi nazionale, crisi regionale e, quindi, tagli consistenti e ritardi nei trasferimenti. Crisi di liquidità per difficoltà ad esigere tributi locali. Sforamento del Patto di stabilità e tutto quello che ha determinato. Ritardi accumulati nell’attuazione della riforma rifiuti e sistema gestione al collasso. Tutte queste concause hanno determinato un cortocircuito. Ma piano piano il Comune, senza catastrofismi,  uscirà dal guado".

Lei che conosce le vicende finanziarie del Comune può essere più chiaro?

"I Messinesi chiedono chiarezza e sono stanchi di sentire numeri che ballano. 
La materia è un po’ astrusa. Mi chiede di tradurre in parole povere questioni tecniche di cui si dovrebbero occupare gli addetti ai lavori. Sono contrario alle semplificazioni giornalistiche. Ma non voglio sottrarmi alla domanda e ci provo. In questi ultimi mesi, a causa delle note difficoltà economiche, il Comune di Messina, come tutti gli enti locali d’altronde, ha vissuto e vive, prima di tutto, una drammatica crisi di liquidità".

Che significa?

"Lo Stato e la Regione, i due maggiori finanziatori degli enti locali, oltre a ridurre drasticamente i cosiddetti 'trasferimenti' annuali in corso d’opera, hanno ritardato l’erogazione delle trimestralità. Questo ha determinato una grave sofferenza. Il Comune non ha potuto pagare o l’ha fatto in ritardo gli stipendi e tutti i fornitori. Nel frattempo, l’altro “finanziatore” del Comune, cioè i Cittadini, a causa della crisi, ha avuto difficoltà a corrispondere i tributi locali. Ecco il perché della crisi di liquidità. La cassa è vuota".

Sulla crisi di liquidità è stato chiaro. Ma torniamo ai conti del Comune? Si sentono cifre discordanti.

"Anch’io ho letto numeri che, oggettivamente, non corrispondono alla reale situazione finanziaria del Comune. Negli ultimi sei mesi, a titolo gratuito, mi sono occupato, quale consulente dell’ex Sindaco, anche delle vicende legate agli aspetti finanziari. Ciò, in coincidenza con i l primo deliberato della Corte dei Conti, sezione consultiva,  che, esaminando il consuntivo 2010, ha sollecitato il Comune di Messina ad adottare misure correttive".

E il Comune cosa ha fatto?

"Quello che prevede la legge, anzi un deliberato della sezione delle autonomie della Corte dei Conti. Ha predisposto ed approvato (il Consiglio comunale in verità) un piano di rientro triennale. Al tempo (2010) i debiti fuori bilancio  e quelli con le partecipate (esclusa l’ATM) ammontavano a circa 44 milioni di euro.
Ma questi debiti sono maturati durante l’Amministrazione Buzzanca?
Assolutamente no. Si trattava di debiti fuori bilancio per circa 23/24 milioni di euro a cui si sommavano quelli con l’ATO, Messinambiente e TirrenoAmbiente. Un totale di 44 milioni. Nel giugno del 2008, come attestato dagli uffici comunali, i debiti fuori bilancio ammontavano ad oltre 80 milioni di euro oltre quelli dell’ATM.
Quindi significa che nel triennio 2008/2010 i debiti sono stati ridotti sensibilmente.
Questa è la verità".

Che fine ha fatto il piano di rientro?
"Il piano di rientro prevedeva la copertura di circa 25 milioni di euro con l’alienazione degli immobili comunali, debitamente rivalutati. Per il resto, quello relativo ai servizi di igiene ambientale, il Comune prevedeva di onorarlo attraverso il fondo di rotazione previsto da una legge regionale. Proprio per ridurre i debiti, tra l’altro, alcuni mutui sono stati devoluti per il pagamento di debiti fuori bilancio già riconosciuti.
Il piano triennale è stato valutato dalla Corte dei Conti?
Ma certo! Nel mese di aprile, se non ricordo male, Il Magistrato istruttore, su richiesta del Sindaco, ha convocato una riunione nel corso della quale sono state approfondite le misure correttive del Comune che ha rispettato quanto previsto dal piano di rientro per il 2012. Nel 2013 e nel 2014 i debiti devono essere coperti mediante la vendita di immobili (cosiddette entrate straordinarie)".

E poi?
"Dopo l’estate, la Corte ha chiesto ulteriori chiarimenti ed ha ampliato l’indagine al 2011. Il Comune ha fornito i chiarimenti richiesti. In particolare, l’Avvocatura ha evidenziato e censito ulteriori situazioni debitorie per circa 20 milioni. Si trattava di possibili debiti non ancora riconosciuti dal Consiglio Comunale per cui occorreva trovare la copertura finanziaria".

Scusi ma questi debiti fuori bilancio spuntano come i funghi?

"La domanda mi consente di chiarire cosa sono i debiti fuori bilancio. Si tratta, in linea di principio, di situazioni per cui l’Ente, in violazione della legge, effettua una spesa (fornitura o servizio) senza preventivamente indicare la copertura finanziaria. Nel nostro caso e mi riferisco al Comune di Messina è molto raro che accada. Accade, invece, che un giudizio civile, iniziato 5 o 10 anni fa, si concluda ed il comune resti soccombente. Occorre risarcire il danno o pagare delle somme. Ecco, questo è il classico debito fuori bilancio che fa 'sballare' i bilanci degli enti locali. Oggi inizia una causa che tra 10 anni, verosimilmente, si traduce in un debito fuori bilancio. In questo caso, a mio parere, la legge dovrebbe prevedere, come è stato per i residui attivi, un fondo di garanzia. Un salvadanaio che, all’occorrenza, possa essere rotto per pagare una spesa non prevista nel bilancio senza intaccare le risorse previste nel bilancio di previsione".

Grazie, penso sia stato molto chiaro. Ma torniamo alla Corte dei Conti.

"La Corte ha preso atto della lievitazione dei debiti (65 milioni) ed ha ulteriormente allargato l’istruttoria.  Nel frattempo il Comune di Messina, in modo arbitrario, è stato inserito tra gli enti che avevano sforato il patto di stabilità nel 2011, con tutte le conseguenze sotto il profilo delle sanzioni economiche e non".

Scusi perché dice arbitrariamente?
"Perché in Sicilia, Regione a statuto speciale, lo Stato pretendeva di applicare comunque la legge che disciplina le regole cui devono attenersi le Regioni a statuto ordinario. Con l’aggravante di farla entrare in vigore dal mese di aprile 2012 con effetto retroattivo. Una porcata che, giustamente, il TAR di Catania ha fermato".

Bene, ma torniamo ai numeri.

"Come lei, ho letto le diverse versioni. I numeri sono quelli forniti dal ragioniere generale che ha la competenza e professionalità per poterli dare. Al 31.12.2011 ammontano a 60 milioni circa. Sommati quelli dell’ATM (20 milioni) si arriva a 85 milioni. Il resto è frutto di errori. Ad esempio, la differenza tra le entrate e le uscite del 2012. Non si tratta di buco perché tra le entrate non è incluso il ruolo tributi 2012 che, a giorni sento dire sarà emesso".

E poi?
"I residui attivi continueranno ad essere mantenuti nel bilancio. Cambia soltanto, e questo per la prima volta, che dovrà essere istituito un fondo di garanzia al fine di evitare spiacevoli sorprese. Cioè l’impossibilità di esigere i crediti ante 2006. Tecnicamente sono crediti di dubbia esigibilità. Vedremo".

Altri debiti?

"Quelli relativi al sistema igiene ambientale (Comune, ATO, Messinambiente e Tirrenoambiente) sono evidentemente errati. Parecchi (circa 26 milioni) sono frutto di duplicazione o, peggio, di triplicazione. Il Comune dovrà pagare solo una volta, non tre!"

Ma allora come si arriva a 240 milioni?

"Francamente non lo so! Penso che la cifra sia la risultante di conteggi errati. Si sommano debiti a non debiti. Senza considerare i crediti del Comune. In questo caso, al contrario parafrasando Totò,  non è la somma che fa il totale!"

Scusi, ma è sicuro?

"Capisco che nella confusione si pone un problema di credibilità delle Istituzioni ma le ripeto, i numeri sono numeri e hanno la testa dura. In questo caso, poi, non sono suscettibili di interpretazione o, peggio, di lievitazione"

Ma allora l’allarme?

"La situazione non è florida ma non siamo alla fine del mondo per usare una sua frase (il titolo dell’intervista video ndr). Lo dico con convinzione, sapendo che tra qualche giorno, grazie alla legge antidissesto, il Comune di Messina potrà uscire dalla situazione di criticità".

Cos’è la legge antidissesto?
"E’ la soluzione dei problemi degli Enti locali in difficoltà. Finalmente lo Stato ha compreso che era inutile far dichiarare il dissesto agli enti locali. Da circa 10 anni lo Stato impediva di poter far fronte ai debiti mediante un mutuo ventennale a totale carico dello Stato. I Comuni e le Province dovevano trovare i soldi vendendo tutto ed aumentando le tasse al massimo. Un tunnel dal quale difficilmente si usciva!"

Cosa prevede la nuova legge?

"E’ cambiata la filosofia. Si interviene prima del dissesto. L’Ente può accedere ad un fondo di rotazione (200 euro per abitante) e contrarre un mutuo per fare fronte alle spese correnti. Questo con un piano di rientro quinquennale o, in alcuni casi, decennale. Una vera e propria manna. Certo il Comune sarà oggetto di vigilanza. Ma questo è giustissimo".

Ma allora perché tutto questo allarmismo e, soprattutto, perché il mostro in prima pagina?

"Dovrebbe chiederlo ad altri. Sul mostro in prima pagina (Buzzanca ndr) ho una mia personale convinzione".

Può dircela?

"Buzzanca ha amministrato nel periodo peggiore della storia della Repubblica sotto il profilo economico e finanziario. E’, comunque, diventato il capro espiatorio della mala amministrazione. In verità nessuno, salvo la stupidaggine che è stata messa in giro dei soldi del mutuo impiegati per gli svincoli, è in condizione di indicare uno, ripeto, un solo provvedimento di sperpero che avrebbe peggiorato la situazione finanziaria del Comune. Ha mantenuto i livelli occupazionali, è stato costretto a ridurre l’efficienza servizi perché ha dovuto fare i conti con tagli statali e regionali senza precedenti. Ha dovuto fare delle scelte a volte impopolari. Tra queste, quelle di penalizzare il sistema di manutenzione ordinaria e straordinaria della Città. In parole povere quello che i Cittadini vedono ogni giorno. Anche se ha tagliato parecchi sprechi e, per la prima volta, ha fatto affluire somme considerevoli nelle casse comunali attraverso l’istituzione dell’ecopass. Tutti ne avevano parlato. Buzzanca l’ha fatto! Senza considerare le tante opere pubbliche che dopo decenni hanno visto la luce o, a breve, saranno completate (porto di tremestieri ndr). Il tempo e, spero, l’onestà intellettuale di chi fa informazione faranno giustizia".

Ma si parla insistentemente di dissesto?

"Oggi, ma solo oggi, sono in molti a dichiararsi contro il dissesto. E’ considerato il male da evitare. Sono d’accordo. L’azione amministrativa di Buzzanca, per la cronaca, ha evitato il dissesto due volte. Nel 2008, quando avrebbe avuto interesse a farlo dichiarare per separare le sue responsabilità da quelli che lo avevo preceduto, tirando a campare per la durata del suo mandato con poche risorse e tanti debiti  con le conseguenze sotto il profilo dell’immagine. Nel 2012, con le azioni di risanamento in parte attuate e comunque prospettate alla Corte dei Conti che hanno consentito di “agganciare”, in extremis, la legge “salva comuni”.

A proposito di responsabilità, la nuova legge prevede l’impossibilità di candidarsi per chi ha causato danni alle casse comunali?

"Si, è così! Ma questo dopo un rigoroso accertamento che dovrà fare la sezione giurisdizionale della Corte dei Conti. Nel nostro caso, il processo di kafkiana memoria è già stato celebrato sulla stampa senza neppure attendere l’avviso di garanzia..."

Per concludere avvocato lei è ottimista?

"Non si tratta di essere ottimisti o pessimisti. Bisogna prendere atto che è finito il tempo delle vacche grasse. I Cittadini, anche quelli che hanno disagi a percepire gli stipendi, devono pagare i tributi locali. Più in generale, occorre ripensare ai servizi pubblici ed alla copertura finanziaria. Si tratta di assumere provvedimenti che dovranno “invertire” anni e anni di sprechi. Non può pagare sempre e comunque “pantalone”. Per fare questo occorre senso di responsabilità e condivisione di un percorso. Con la demagogia ed il populismo non si va da nessuna parte".

Autocritiche?

"Nessuno è esente da errori. Certamente, se l’ultima Amministrazione è oggi additata come il male assoluto ci sarà stato quantomeno un grave difetto di comunicazione. Ma … c’è peggior sordo di chi non vuole sentire…?
 

Sfoglia luglio        novembre
calendario
adv