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Messina e dintorni
Caro Eller, saluti e buon viaggio ... di ritorno!
post pubblicato in Diario, il 2 febbraio 2017


Non conosco il dott. Luca Eller, prima badante e poi assessore della Giunta Accorinti. Non so quanto sia costata ai Messinesi la sua presenza in Giunta (ovviamente mi riferisco alle sole spese di trasferta). Non ho condiviso la scelta di chiamare un Toscano a ricoprire la carica di Assessore (al di la' delle capacita' tecniche non conosceva la Citta' e i suoi problemi). Oggi (a pochi giorni dalla discussione della mozione di sfiducia) si dimette sbattendo la porta. Non risponde al telefono al Sindaco e la butta in politica. Non era un tecnico?Aggiunge che si dimette in differita. Resta Assessore sino al 10 febbraio. Il motivo e' misterioso. Viene da ridere! Renato, Tibet o non Tibet, sei il Sindaco di Messina. Firma immediatamente la revoca dell'incarico e libera il dott. Eller dai presunti impegni che lo trattengono a Messina sino al 10 febbraio. Lei, Dott. Eller, torni pure nella sua Toscana. Stia tranquillo che a Messina abbiamo le risorse umane e professionali per svolgere la funzione che ha avuto il privilegio di assolvere. Avra' a disposizione piu' tempo anche per far visita al suo conterraneo di Rignano. Del suo breve soggiorno in Citta', tra qualche mese, non restera' traccia nei ricordi dei Messinesi. Cari saluti e buon viaggio!
La Costituzione è salva!
post pubblicato in Diario, il 5 dicembre 2016


Il sole è sorto anche stamattina con buona pace del Financial T e di quanti (poteri forti e Cancellerie di tutto il mondo) hanno tifato per il Si alla sostanziale revisione della Costituzione. Il 4 dicembre sarà ricordato. Gli Italiani, in controtendenza con tutte le elezioni che si sono svolte negli ultimi 20 anni, sono tornati alle urne. Già questo è un buon segnale. E’ l’Italia che vince, non i Partiti che hanno già messo il cappello sull’esito referendario. Ieri mattina avevo scritto sulla mia pagina di fb Stamattina che di aver parlato, prima di andare al seggio, con le mie figlie. Ero preoccupato. Ho detto: vado a votare da quasi 40 anni ma quello di oggi penso sia il voto piu' importante della mia vita. Ne sono ancora convinto! Ieri non sono andato a votare un partito. Non sono elettore di Grillo, di Salvini, di Berlusconi o di Bersani. Ho votato, almeno io ma credo in tantissimi, per la Costituzione. Ho votato No perché ritenevo sbagliata la presunta riforma. Quanto a Renzi, penso abbia commesso molti errori. Un po’ di riposo disintossicante non gli farà male. Avrà modo di riflettere. Aveva ispirato fiducia e creato aspettative nel Paese. Ha deluso tanti, arroganza a parte! Se resterà Segretario del Partito avrà tato lavoro da fare. Ricostruire una Comunità di persone che negli ultimi anni si è evaporata. Da qui dovrà ripartire Renzi per vincere la prossima sfida. Unire la sinistra e mettere nel cassetto l’idea del Partito della Nazione. PS Fa bene, come ha detto, a consegnare, sorridendo, la campanella al suo successore a Palazzo Chigi. Lui è stato “sfiduciato” dagli Italiani. Letta, invece, da un giochetto di Palazzo (Napolitano), mentre qualcuno lo assicurava di stare sereno.
La pesante eredita' di OBAMA e la sconfitta ai punti di Hillary
post pubblicato in Diario, il 10 novembre 2016



Trump, outsider, vince e sara' il nuovo Presidente. Hillary Clinton, data per vincente, e' stata sconfitta. Previsioni e sondaggi, si dice oggi, sono stati ribaltati. La stampa americana ed  i guru dei sondaggi sono accusati di aver sbagliato tutto. A ben vedere il margine del 3% sul voto popolare, alla fine, sarà sostanzialmente rispettato. L'errore, se di questo si può' parlare, e' stato quello di dare vincente Hillary su alcuni (3) Stati, tradizionalmente democratici. I commenti si sprecano sulle ragioni della 'pesante' sconfitta di H., ma, Nessuno, ripeto nessuno, si cura di capire quanti voti hanno deciso la presidenza degli States 2016. Alla fine, I freddi numeri attribuiscono a Trump 306 grandi elettori mentre alla Clinton 232. La regola, e' noto, attribuisce TUTTI I grandi elettori di uno Stato al candidato che vince anche per un solo voto. Trump si e' aggiudicato 28 Stati mentre Clinton lo ha battuto in 20. Hillary Clinton, infine, batte Trump, per circa 300 mila voti (si presume che alla fine dello scrutinio la differenza sarà' di circa un milione) nel voto popolare (la somma dei voti ottenuti in tutti gli Stati). Perde, invece, per un soffio, l'elezione nei singoli Stati. Ovviamente, non si tratta di un solo Stato (Florida), ne' di 500 voti com'e' accaduto ad Al Gore. Ad Hillary, per vincere, sono mancati davvero pochi voti in 3 Stati. Una manciata di voti: 
Pennsylvania (20 GE) 68 mila voti in meno,;
Michigan (16 GE) 12 mila voti;
Wisconsin (10 GE) 27 mila voti;
L'attribuzione a Trump dei 46 Grandi Elettori ha sancito in modo netto la sconfitta di Hillary. In questi tre Stati, i votanti sono stati oltre 13 milioni. In tutta l'America i votanti sono stati poco più di 120 milioni. Alla Clinton sono mancati, sommando i voti mancanti nei tre Stati, poco piu' di 100 mila voti. 
Questa e' la differenza! Una manciata di voti. 
Un'ultima osservazione sulla responsabilità, attribuita alla Clinton, dell'amara sconfitta. 
Anche in questo caso, nell'ormai vano tentativo di celebrare l'Amministrazione Obama, si dimentica che nel 2012 il Presidente uscente ha battuto il repubblicano Romney perdendo, rispetto al 2008, ben 7 milioni di voti. Un dato incredibile che la dice lunga sull'eredita' non proprio positiva del primo nero alla Casa Bianca. Un trend negativo che ha pesato sulla sconfitta di Hillary che, alla fine dello scrutinio, registrerà un calo di ulteriori 2 milioni di voti rispetto a quelli ottenuti da Obama nel 2012. Se tanto mi da tanto, il vero errore e' stato quello di non considerare outsider Hillary Clinton. Il candidato che ha recuperato o, meglio, che ha inseguito non è' stato Trump ma Hillary. Il tempo, le analisi approfondite del voto e, soprattutto, la storia confermeranno questa intuizione.
Resoconti semiseri di una sezione dei DS
post pubblicato in Diario, il 19 agosto 2016


Ho avuto un sussulto dopo aver aperto il giornale online tempostretto. Ho rivisto, in primo piano, la foto di una tessera dei DS (Democratici di sinistra), firmata da Piero Fassino, ultimo Segretario nazionale del Partito. Mi sono iscritto al PDS nel 1995 ed ho militato sino a diventarne Segretario della federazione di Messina (anch'io ultimo), poco prima della 'fusione a freddo' con la Margherita (autunno 2007).Rivedere una tessera di quel Partito, non nascondo, mi ha fatto un certo effetto. Avrei tenuto per me le sensazioni se non fosse perché seppure a distanza di tanti anni, il simbolo, è rappresentato in modo distorto. Si insinua che la sezione dei DS all'interno del CAS, circostanza definita strana dall'articolista, abbia in qualche misura condizionato 'la gestione spicciola del CAS' (addirittura, avuto un peso nel Cda e negli uffici). La ricostruzione o, meglio, la semplificazione giornalistica, bislacca e decontestualizzata, non meriterebbe alcuna considerazione. Tuttavia, la pervicacia con cui i 'soliti noti' hanno inteso raccontare il 'malaffare' all'interno del CAS, mi spinge, a vantaggio dell'articolista, che si pone dubbi, a fare chiarezza. I Democratici di Sinistra erano un partito organizzato sul territorio (non nei sottoscala) e la vita interna, democratica, era disciplinata da uno Statuto. Nell'ambito dell'assetto organizzativo dei Democratici, come previsto dall'art. 6 dello Statuto, la rete federale era articolata in tre dimensioni fortemente collegate e coordinate: la dimensione associativa, la dimensione federativa, la dimensione parlamentare e consiliare.Ancora è possibile consultare online lo Statuto dei DS, approvato nel 2000 e verificare che:1) La dimensione associativa del partito, nel territorio e nei luoghi di lavoro e di studio, si costituisce sul libero e plurale associarsi di donne e di uomini ed è la dimensione centrale della presenza dei Democratici di Sinistra nella società.2) La dimensione associativa è fondata sulle Organizzazioni di base che hanno il compito di proporre, animare e organizzare la presenza e l’azione politica del partito nelle comunità locali.Oltre articolazioni territoriali i DS avevano previsto l'adesione anche attraverso le Associazioni tematiche.La sezione 'autostrada', nel tempo divenuta sezione tematica 'trasporti', per quel che ricordo, esisteva ai tempi del PCI, quando associarsi nei luoghi di lavoro, al contrario di oggi, non costituiva stranezza o, peggio, centro di interessi. Dal lavoro di quella sezione, giusto per la cronaca, è stato possibile per il Partito, nel corso degli anni, avanzare proposte e/o evidenziare disfunzioni.Un minimo di memoria storica accompagnata da un po' di curiosità' sul funzionamento di quel Partito, avrebbe consentito all'articolista, abitualmente documentata, di non mettere insieme fatti e misfatti e di non confondere l'esercizio di un diritto con l’uso alterato del potere (stanza dei bottoni??). I DS al CAS non hanno 'gestito' alcunché! Altri, sin dalla costituzione, hanno dato le carte dentro il Consorzio. Se, poi, come si usa oggi, bisogna fare di tutta l'erba un fascio per giustificare qualcosa che non sta in piedi, si abbia almeno l'onesta intelletuale di dirlo. Diventare megafono di tesi precostituite, peraltro alla bisogna, è altra cosa.
PS Per informazioni più dettagliate sulla sezione autostrada/trasporti rivolgersi all'ex segretario cittadino dei DS, Pippo Trimarchi, oggi editore di tempostretto.
Secondo PS
Se poi si rivedono di risultati elettorali dei DS, purtroppo sempre inferiori rispetto alla media regionale e nazionale, si comprende quanto POTERE gestisse il Partito e non solo al CAS. 
Il decreto del Tribunale di Napoli sulla vicenda De Luca? Un abito su misura!
post pubblicato in Diario, il 3 luglio 2015



Fa bene Vincenzo De Luca a complimentarsi con i suoi legali ma ancor di più dovrebbe “ringraziare” il Giudice (Presidente della I sezione civile) che, verosimilmente con poca esperienza di giudizi elettorale, ha ritenuto di poter decidere adottando un provvedimento “inaudita altera parte”, assolutamente inconciliabile con il rito sommario di cognizione, applicabile ai ricorsi in materia elettorale, come previsto dall’art. 22 del D.Lgs. 150/ 2011.

Per intenderci, De Luca o, meglio, i legali di De Luca hanno impugnato il provvedimento di sospensione emesso dal Presidente del Consiglio dei Ministri, depositato un ricorso che prevede un procedimento diverso da quello tipico, previsto per i giudizi elettorali.

E’ stata una svista, un errore? Assolutamente no!

Il procedimento previsto dall’art. 700 c.p.c., infatti, consente al ricorrente di chiedere e, ove sussistenti i presupposti (fumus bonji juris e periculum in mora) , ottenere un provvedimento (decreto) inaudita altera parte.

Al contrario, il rito applicabile ai giudizi elettorale (procedimento sommario di cognizione art. 702 c.p.c.) si distingue dagli altri procedimenti d'urgenza (art.700 cpv) perché non prevede (risulterebbe inconciliabile) provvedimenti anticipatori.

In tal caso, il Giudice fissa, con urgenza, l’udienza di comparizione delle parti e decide, in contraddittorio, con ordinanza.

E’ escamotage, un chiaro espediente per eludere l’impossibilità di ottenere un provvedimento (ante causam) prima del 12 luglio

Giurisprudenza creativa? No, un abito su misura!

 

Autority dello Stretto: il metodo e gli obiettivi
post pubblicato in Diario, il 29 agosto 2014


Nei momenti clou per la nostra Città, ovviamente mi riferisco alle scelte fondamentali (strutturali come si dice oggi), qualcosa non funziona e il "sistema Città'" va in tilt!
Il dibattito di questi giorni sull'ipotesi della nuova Autorità' portuale, puntualmente, conferma la regola!

Non ho alcun titolo particolare, se non quello di Cittadino (lo fa il Rettore...) per esprimere qualche considerazione, nè una specifica competenza per affermare, argomentando, se la nostra Autorità' portuale dovrà guardare avanti (Calabria) o indietro (Catania ed Augusta) anche se, francamente, allo stato, non mi sembra dirimente.

Gli interessi di Messina

Non mi soffermo neppure sul fatto se Messina, in ragione della specificità territoriale (condivido in tal caso gli argomenti del Rettore), più semplicemente, dovrebbe invece guardare "ai propri interessi".
So, comunque, che con la dietrologia e con lo sguardo sempre rivolto al passato non si va da nessuna parte. Non bastano due righe di dichiarazione per poter dire, al momento giusto, "l'avevo detto".
In queste situazione, invece, è fondamentale procedere con metodo avendo chiare le progressive priorità rispetto ai possibili obiettivi da raggiungere.
In tale ottica, l’approccio alla vicenda non sembra positivo.


Mai accettare supinamente

Indipendentemente dai criteri/parametri stabiliti a Roma, la nostra Città' e, più ancora, l'Area dello Stretto, non possono accettare, supinamente, il sacrificio imposto in nome (abusato) del "risparmio" a tutti i costi.

La storia si ripete!

Qualche mese fa, il Governo Renzi, sempre con decreto legge, ha previsto la soppressione di tutte le sedi staccate dei tribunali amministrativi regionali (TT.AA.RR); tra gli altri, anche della sezione catanese del TAR Sicilia.
Operatori del diritto e tante Istituzioni pubbliche (deputazione regionale e nazionale, Sindaci, Consigli comunali, etc) non si sono sognati di proporre, immediatamente, altre possibili soluzioni, diversi 'accorpamenti' (ad es. con il Tar di Reggio Calabria), ma si sono 'battuti', con argomenti convincenti, perché non si facesse di tutta l'erba un fascio!

Il Parlamento, in sede di conversione del decreto legge, ha modificato il taglio lineare di tremontiana memoria, salvando alcune sezioni staccate di TT.AA.RR., tra cui, quella di Catania.

Risolvere i problemi dei territori

Quando i principi, in questo caso i criteri generali, non colgono nel segno è fondamentale prevedere le opportune deroghe.
E' anche questo il compito di un Legislatore, a maggior ragione quando il Governo fa uso della decretazione d'urgenza, attento alle conseguenze dei propri interventi e, soprattutto, proiettato a risolvere invece di complicare i problemi dei territori.
Non amo le citazioni ma in questo caso penso sia efficace ricordare quella che occorre evitare di gettare il 'bambino' insieme all'acqua sporca! Nel nostro caso, almeno sinora, nel modo di procedere (guardiamo avanti o indietro) si è registrato un salto logico.

La 'subordinata' (accorpiamoci con chi) è prevalsa sulla proposta principale (Autority dello Stretto con Messina chiamata a svolgere un ruolo fondamentale).D'altronde, come per il TAR, il passaggio parlamentare offre ancora delle chanches. Se questa è la priorità non si può e non si deve fare alcun passo indietro. L'altra, quella che costringe Messina a scegliere, accettata senza colpo ferire, dovrà costituire l'estrema ratio, la scelta che si subisce ma che consentirebbe di dettare condizioni più favorevoli, migliori per il nostro territorio.

Il dibattito in Parlamento

Approvato il decreto legge in Parlamento si aprirà un dibattito tra tutte le forze politiche. E' quella la sede del confronto, il momento di far prevalere le ragioni (serie) per affermare il sacrosanto diritto, insieme a Reggio Calabria, Villa S. Giovanni ed i Comuni Siciliani (Milazzo, S. Filippo del Mela e Pace del Mela), di porre finalmente le basi dell'Area integrata dello Stretto.
Soltanto dopo aver venduto cara la pelle (molti abitanti del Piemonte e della Val d'Aosta non si rassegnano alla TAV) potrà discutersi dell'ipotesi subordinata. Messina avrebbe maggiori possibilità di ottenere significative modifiche e più favorevoli condizioni rispetto alle previsioni, a dir poco penalizzanti, contenute nella bozza del decreto legge pubblicata in queste ore.

Indispensabili le modifiche

Tralasciando la denominazione della nuova Autorità (Gioia Tauro-Messina: forse, per notorietà storico-geografica, nonché per essere la 13a città d’Italia per popolazione, la denominazione meriterebbe una inversione), sono indispensabili alcune significative modifiche e qualche integrazione.
In particolare, il Presidente non può essere nominato dal Ministero dei trasporti, sentiti, ripeto, sentiti, i Presidenti delle Regioni interessate. E i "territori"? Tutto "confezionato" a Roma? In ogni caso, i Presidenti delle Regioni devono poter incidere sulla scelta della governance, magari secondo il principio dell'alternanza, non essere semplicemente destinatari di una 'telefonata' del Ministro di turno.


Ruolo di primo piano per Messina

La scelta del Presidente deve essere condivisa dai territori (sarebbe opportuno che venisse attribuita alternativamente alle Regioni interessate). Tale criterio potrebbe trovare applicazione anche per la sede dell'Autorità (la bozza prevede che sarà Gioia Tauro, scalo definito principale mentre Messina sarà gestita da un direttore generale).Almeno in via sperimentale e per un periodo non inferiore ad anni 5, sarebbe utile prevedere che ciascuna Autorità, interessata alla fusione, continuasse ad utilizzare le risorse proprie da destinare, esclusivamente, allo sviluppo del territorio di competenza. Inoltre, tutto il patrimonio, compresi i tanti milioni di euro non spesi ed ancora nella disponibilità dell'Authority di Messina, è opportuno che non venga ‘assorbito’ per fronteggiare i problemi di Gioia Tauro. Se, infine, a decidere in seno al Comitato portuale non fossero gli stessi operatori/imprenditori che, ovviamente, hanno rilevanti interessi nelle attività e competenze attribuite all'Ente, verrebbe meno uno dei casi più eclatanti di conflitto d'interesse!

La partita è ancora aperta. Abbandoniamo le polemiche e, a questo punto, attrezziamoci per la fase parlamentare.

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