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Autority dello Stretto: il metodo e gli obiettivi
post pubblicato in Diario, il 29 agosto 2014


Nei momenti clou per la nostra Città, ovviamente mi riferisco alle scelte fondamentali (strutturali come si dice oggi), qualcosa non funziona e il "sistema Città'" va in tilt!
Il dibattito di questi giorni sull'ipotesi della nuova Autorità' portuale, puntualmente, conferma la regola!

Non ho alcun titolo particolare, se non quello di Cittadino (lo fa il Rettore...) per esprimere qualche considerazione, nè una specifica competenza per affermare, argomentando, se la nostra Autorità' portuale dovrà guardare avanti (Calabria) o indietro (Catania ed Augusta) anche se, francamente, allo stato, non mi sembra dirimente.

Gli interessi di Messina

Non mi soffermo neppure sul fatto se Messina, in ragione della specificità territoriale (condivido in tal caso gli argomenti del Rettore), più semplicemente, dovrebbe invece guardare "ai propri interessi".
So, comunque, che con la dietrologia e con lo sguardo sempre rivolto al passato non si va da nessuna parte. Non bastano due righe di dichiarazione per poter dire, al momento giusto, "l'avevo detto".
In queste situazione, invece, è fondamentale procedere con metodo avendo chiare le progressive priorità rispetto ai possibili obiettivi da raggiungere.
In tale ottica, l’approccio alla vicenda non sembra positivo.


Mai accettare supinamente

Indipendentemente dai criteri/parametri stabiliti a Roma, la nostra Città' e, più ancora, l'Area dello Stretto, non possono accettare, supinamente, il sacrificio imposto in nome (abusato) del "risparmio" a tutti i costi.

La storia si ripete!

Qualche mese fa, il Governo Renzi, sempre con decreto legge, ha previsto la soppressione di tutte le sedi staccate dei tribunali amministrativi regionali (TT.AA.RR); tra gli altri, anche della sezione catanese del TAR Sicilia.
Operatori del diritto e tante Istituzioni pubbliche (deputazione regionale e nazionale, Sindaci, Consigli comunali, etc) non si sono sognati di proporre, immediatamente, altre possibili soluzioni, diversi 'accorpamenti' (ad es. con il Tar di Reggio Calabria), ma si sono 'battuti', con argomenti convincenti, perché non si facesse di tutta l'erba un fascio!

Il Parlamento, in sede di conversione del decreto legge, ha modificato il taglio lineare di tremontiana memoria, salvando alcune sezioni staccate di TT.AA.RR., tra cui, quella di Catania.

Risolvere i problemi dei territori

Quando i principi, in questo caso i criteri generali, non colgono nel segno è fondamentale prevedere le opportune deroghe.
E' anche questo il compito di un Legislatore, a maggior ragione quando il Governo fa uso della decretazione d'urgenza, attento alle conseguenze dei propri interventi e, soprattutto, proiettato a risolvere invece di complicare i problemi dei territori.
Non amo le citazioni ma in questo caso penso sia efficace ricordare quella che occorre evitare di gettare il 'bambino' insieme all'acqua sporca! Nel nostro caso, almeno sinora, nel modo di procedere (guardiamo avanti o indietro) si è registrato un salto logico.

La 'subordinata' (accorpiamoci con chi) è prevalsa sulla proposta principale (Autority dello Stretto con Messina chiamata a svolgere un ruolo fondamentale).D'altronde, come per il TAR, il passaggio parlamentare offre ancora delle chanches. Se questa è la priorità non si può e non si deve fare alcun passo indietro. L'altra, quella che costringe Messina a scegliere, accettata senza colpo ferire, dovrà costituire l'estrema ratio, la scelta che si subisce ma che consentirebbe di dettare condizioni più favorevoli, migliori per il nostro territorio.

Il dibattito in Parlamento

Approvato il decreto legge in Parlamento si aprirà un dibattito tra tutte le forze politiche. E' quella la sede del confronto, il momento di far prevalere le ragioni (serie) per affermare il sacrosanto diritto, insieme a Reggio Calabria, Villa S. Giovanni ed i Comuni Siciliani (Milazzo, S. Filippo del Mela e Pace del Mela), di porre finalmente le basi dell'Area integrata dello Stretto.
Soltanto dopo aver venduto cara la pelle (molti abitanti del Piemonte e della Val d'Aosta non si rassegnano alla TAV) potrà discutersi dell'ipotesi subordinata. Messina avrebbe maggiori possibilità di ottenere significative modifiche e più favorevoli condizioni rispetto alle previsioni, a dir poco penalizzanti, contenute nella bozza del decreto legge pubblicata in queste ore.

Indispensabili le modifiche

Tralasciando la denominazione della nuova Autorità (Gioia Tauro-Messina: forse, per notorietà storico-geografica, nonché per essere la 13a città d’Italia per popolazione, la denominazione meriterebbe una inversione), sono indispensabili alcune significative modifiche e qualche integrazione.
In particolare, il Presidente non può essere nominato dal Ministero dei trasporti, sentiti, ripeto, sentiti, i Presidenti delle Regioni interessate. E i "territori"? Tutto "confezionato" a Roma? In ogni caso, i Presidenti delle Regioni devono poter incidere sulla scelta della governance, magari secondo il principio dell'alternanza, non essere semplicemente destinatari di una 'telefonata' del Ministro di turno.


Ruolo di primo piano per Messina

La scelta del Presidente deve essere condivisa dai territori (sarebbe opportuno che venisse attribuita alternativamente alle Regioni interessate). Tale criterio potrebbe trovare applicazione anche per la sede dell'Autorità (la bozza prevede che sarà Gioia Tauro, scalo definito principale mentre Messina sarà gestita da un direttore generale).Almeno in via sperimentale e per un periodo non inferiore ad anni 5, sarebbe utile prevedere che ciascuna Autorità, interessata alla fusione, continuasse ad utilizzare le risorse proprie da destinare, esclusivamente, allo sviluppo del territorio di competenza. Inoltre, tutto il patrimonio, compresi i tanti milioni di euro non spesi ed ancora nella disponibilità dell'Authority di Messina, è opportuno che non venga ‘assorbito’ per fronteggiare i problemi di Gioia Tauro. Se, infine, a decidere in seno al Comitato portuale non fossero gli stessi operatori/imprenditori che, ovviamente, hanno rilevanti interessi nelle attività e competenze attribuite all'Ente, verrebbe meno uno dei casi più eclatanti di conflitto d'interesse!

La partita è ancora aperta. Abbandoniamo le polemiche e, a questo punto, attrezziamoci per la fase parlamentare.

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