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Cerchi la democrazia? Ringa 12-54
post pubblicato in Commenti, il 12 settembre 2008






di 
Giovanni Frazzica

Il Prof. Antonio, amico e sostenitore leale della potentissima Anna, era stato nominato componente di una Commissione per gli affari legali del Senato.  Lavorava con professionalità e zelo per non sfigurare agli occhi di chi lo aveva segnalato a Schifani e, spesso, rimaneva solo con le sue scartoffie fino a notte inoltrata in una saletta che gli avevano messo a disposizione a Palazzo Madama.  Una notte, preso dalla sete, scese alla bouvette del Palazzo per farsi dare una bottiglietta d’acqua. Non c’era nessuno, la sala era al buio, cominciò a muoversi a tentoni fino a raggiungere il bancone del bar, ma improvvisamente si accesero le luci e senti delle voci.  Antonio venne assalito da un attacco di panico, temeva, a causa della sua intrusione non autorizzata, di essere scambiato per un ladro. Istintivamente vide che dietro una tenda c’era un ampio ripostiglio e vi si infilò furtivamente.  Dalle voci capì che era una squadra di operai che faceva i lavori di notte per non intralciare il lavoro dei senatori di giorno.  A quel punto si tranquillizzò, ma capì che doveva stare tutta la notte fermo e in silenzio ed aspettare il giorno per trovare il momento opportuno per uscire. Si addormentò e non percepì che un geometra maldestro, convinto che il ripostiglio avesse un altro ingresso fece murare la porta dalla quale lui era entrato, mentre invece la porta che vedeva in mappa era quella del nuovo ripostiglio che non comunicava col vecchio.  Al suo risveglio  Antonio ci mise parecchio tempo per realizzare che era stato praticamente murato vivo e, ispezionando il locale palmo a palmo, trovò anche un interruttore della luce, un televisore, un frigo gigantesco pieno di ogni genere di cibo e di bevande ed un bagnetto.   Per il telefonino non c’era campo e Antonio pensò che prima o poi qualcuno sarebbe venuto a prendere tutta quella roba ed allora avrebbe provato a dare una spiegazione.  Passò qualche giorno e i Tg cominciarono a parlare della sua scomparsa.  Come sempre in questi casi tutte le ipotesi furono prese in considerazione: fuga d’amore, rapimento, vendetta politica.  Fu a questo punto che Francantonio si fece intervistare per tessere gli elogi di colui che era stato il suo più valido collaboratore, augurandosi un suo pronto ritorno per riprendere insieme il cammino interrotto e affidargli la Segreteria del Partito.  Dopo un paio di giorni l’attenzione della stampa incomincio a scemare fino a diventare  silenzio. Il buon Antonio venne preso da una sorta di sindrome di Montecristo  che gli consentiva di immaginare le cose che avrebbe potuto fare al suo ritorno in città, darsi degli obiettivi per resistere senza impazzire. E così passo tanto, tanto tempo. Fuori da quell’antro la vita continuava, nel bene e nel male, con le evoluzioni e con le involuzioni che spesso si manifestavano nel tessuto sociale. In quegli anni appunto le involuzioni  fecero passi da gigante, si arrivò persino ad un processo di primitivizzazione della società determinato più che dalla politica dalle agenzie di comunicazione. I persuasori occulti del mondo dell’informazione legato alla pubblicità avevano infatti intercettato un desiderio forte di ritorno alla natura, alla semplicità, di abbattimento di regole sociali, comportamentali e lessicali che erano d’ostacolo per il godimento pieno della libertà individuale e di gruppi omogenei non conformisti. E tutto questo, a conti fatti, conveniva anche alla politica. Se si riducono, volontariamente, le esigenze di consumo, automaticamente, si possono contenere o diminuire i salari. E poi più primitivi significa anche meno intellettuali, quindi, meno ficcanaso, meno critiche, meno richieste di partecipazione.  Nati dalla pubblicità commerciale,  i “primitivi” nella seconda metà del 2008 presero rapidamente corpo, fu una vera rivoluzione, un sessantotto al contrario, esploso proprio nell’anno del quarantesimo anniversario della rivoluzione pacifica che aveva cambiato l’occidente. Ma Antonio, stando rinchiuso in quella strana cella, non aveva potuto cogliere pienamente la portata del fenomeno e così, quando finita la lunga causa civile tra il Questore del Senato ed il geometra-asino, i martelli pneumatici  cominciarono a sbriciolare la porta murata, Antonio trovò alquanto strano vedere gli operai che si aggiravano con capelli e barba lunga senza accorgersi di lui. E quando si avvicinò ad un muratore dicendogli: “Senta io sono Antonio ……”, questi, credendolo un collega,  gli rispose:”Bravo Antonio, vai dal capomastro e fatti dare un martello nuovo che s’è rotto il manico”. Antonio con passi lenti cominciò ad attraversare la sala incominciando ad assaporare l’idea di rientrare al mondo senza dover dare imbarazzanti spiegazioni. Ma nel corridoio incontra lo sguardo di una persona conosciuta. Era Francantonio, anche lui, come tanti altri, a torso nudo e con indosso un pantaloncino leopardato (ovviamente griffato) e con ai piedi i sandaloni bianchi del Dr. Sholl’s.  Abbracci e convenevoli d’obbligo, poi le domande.  “Che ci fai qui” , chiede Antonio.  “Niente, sono passato al Senato, alla Camera c’era troppa confusione.  Ma c’è Franco alla Camera, stai tranquillo. Alla regione abbiamo mandato Emilio, Pippo invece fa il Segretario provinciale, ma con l’impegno che quando rifaccio il Sindaco gli dò l’Assessorato. E tu invece cosa hai fatto in tutto questo tempo? Ci hai fatti preoccupare!”.    “Ho scritto un libro, delle riflessioni e delle ricerche interiori profonde per trovare la vera democrazia”. “Hi ! La democrazia. Che bisogno c’è di fare ricerche. Ringa 12-54”.

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